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La prima attività artistica ebbe inizio nel lontano anno 1899 presso le officine delle ferrovie. In
quell'anno venne fondata una corale formata da operai delle stesse
ferrovie, che sino al 1912 si distinse in numerosi concerti che
riscossero sempre molti consensi sia tra i cittadini che tra la critica della
carta stampata. Nelle sue esibizioni era d'abitudine che la Società Corale
venisse accompagnata, sia dall'orchestra
municipale sia dall'orchestra sinfonica e lirica chiamata "Camélia".
L'Eclaireur de l'Est,
quotidiano in voga nel 1927 annunciò nella sua edizione
del 5 ottobre la nascita dell'harmonie des chemins de fer d'Epernay che venne posta sotto il patronato del sotto-prefetto e del sindaco di Epernay.
Risale a
quell'epoca la nomina a maestro del Signor Jean RENY
(foto), che
nonostante la giovane età, aveva
solo 21 anni, intraprese un progetto di grande importanza. Infatti egli si propose di creare un
insieme orchestrale di grande qualità. Fu così che sotto la sua direzione di
formò un orchestra di 80 elementi.
I primi
successi non si fecero attendere.
Nel 1928
l'orchestra prese parte ad un concorso internazionale organizzato a St
Nazaire. Il giovane direttore, condusse i suoi musicisti al massimo
della gloria. Infatti l'orchestra ottenne dalla giuria il primo premio
della prima divisione, prima sezione, mentre un premio d'eccellenza
venne attribuito al sax contralto solista, signor André Jubréaux. Un anno
dopo, nel 1929, vennero poi istituiti presso le officine delle ferrovie,
e sotto la direzione del signor Jubréaux i primi corsi di solfeggio,
per giovani operai, affinché si garantisse il buon livello qualitativo
della compagine orchestrale.
A quella
felice interpretazione ne fecero seguito molte altre, soprattutto in
collaborazione con famosi cantati lirici dell'epoca. Nel 1930
l'orchestra poteva contare sul ragguardevole numero di 75 musicisti, che
seppero ancora una volta distinguersi, vincendo il primo premio, al
concorso organizzato a St Pierre d'Oléron nel 1932. All'apice ormai
della propria fama l'orchestra nel 1937 fu toccata da un terribile
lutto, la morte del maestro Jean RENY
(foto)
che lascerà la prestigiosa direzione alla sola età di 31 anni.
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Ai piedi
degli ultimi contrafforti della montagna di Reims, attiguo ad Epernay
c'è un villagio " Dizy". Ed è a questo villaggio che Magenta deve la sua
esistenza.
Siamo all'incirca nell'anno 1850, quando vengono erette alcune
abitazioni tra il ponte di Dizy e il ponte sulla Marna.Questo piccolo gruppo di case di campagna prese il nomignolo di
''Poterie''.
Sul
registro delle delibere del Consiglio Comunale di Dizy sessione del
Novembre 1859, si prese in considerazione di dare un nome ufficiale a
quel piccolo agglomerato di abitazioni rurali, che nonostante la modesta
popolazione, si contavano meno di 100 abitanti, risultava in continuo
aumento.
Come
appellativo toponomastico venne allora conferito il nome di '' MAGENTA
'', il quale ricordava i gloriosi fatti d'armi che videro protagonisti
le truppe francesi nella campagna d'Italia.
Fu
infatti in quell'anno che sotto gli ordini e il comando del "Grande
e Magnanimo Principe che governerà la Francia con tanta abilità",
venne condotta la Battaglia di Magenta, con la vittoria delle truppe di
Mac Mahon ( 4 giugno 1859 ).
Da quel
momento nacque così il Comune di Dizy-Magenta in luogo di Dizy la
Rivière.
E' invece
del Marzo del 1965 la separazione amichevole dei due Comuni, e la
definitiva nascita del Comune di Magenta.
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La Marna
(Marne) è un dipartimento francese della regione Champagne-Ardenne.
Confina con i dipartimenti dell'Aisne a nord-ovest, delle Ardenne a
nord, della Mosa ad est, dell'Alta Marna a sud-est, dell'Aube a sud e di
Senna e Marna a sud-ovest.
Le
principali città, oltre al capoluogo Châlons-en-Champagne, sono Épernay,
Reims, Sainte-Menehould, Vitry-le-François e Sézanne.
Epernay.
Situata nel cuore dei vigneti, dotata di un carattere prettamente
provinciale e ricca di parchi e giardini, Epernay compete con Reims come
capitale del re dei vini. Le grandi case produttrici di champagne di
questa città costituiscono la sua maggiore attrazione. Chilometri
e chilometri di cantine (caves), dove vengono fatti invecchiare milioni
di bottiglie di champagne, sono stati ricavati nel terreno calcareo su
cui sorge Epernay.
Delle maggiori case vinicole, la Moët & Chandon
è la maggiore e quella dotata delle cantine più vaste: oltre 27
chilometri di gallerie.
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Lo
champagne è prodotto nel territorio viticolo più settentrionale della
Francia, ed in particolare nelle seguenti zone (come stabilito dalla
legge 22
luglio 1927), Montagne
di Reims (dipartimento della Marna). Le colline, principalmente esposte a Sud, sono caratterizzate da terreni
gessosi che assicurano un ottimo drenaggio ed il cui colore chiaro
riflette intensamente i raggi del sole. Il vitigno predominante è il pinot
noir.
Nelle cantine
(caves) delle montagne di Reims riposano degli champagnes rinomati per
la potenza, la struttura e la nobiltà; Valle
della Marna (Marna ed Aisne). Le colline sono caratterizzate da terreni argillosi e calcarei, a
tendenza marnosa. Il vitigno principale è il pinot
meunier.
Gli champagnes della valle della Marne, grazie alla loro
grande varietà, possiedono un seducente bouquet fruttato ed un'elevata
morbidezza; Côte
des blancs (Marna); il vitigno principale è lo chardonnay,
l'unica uva a bacca bianca autorizzata per la produzione dello
champagne. I terreni, gessosi, assicurano elevate riserve d'acqua e di
calore del sottosuolo.
La Côte des Blancs dà vita a champagnes
pregiati, caratterizzati da vivacità e carattere, e dagli aromi leggeri
e delicati, simboli di finezza ed eleganza; Vigne dell'Aube, Bar-sur-Aube,
Bar-sur-Seine
(dipartimento dell'Aube):
nei terreni gessosi a tendenza marnosa il vitigno principale è il pinot
noir. Gli champagnes della Côte des Bar sono vini di carattere,
rotondi e dagli aromi complessi.
Con una
superficie vitata di circa 24.000 ettari, il territorio viticolo dello
Champagne è il meno esteso e il più settentrionale della Francia. Le più
grandi cantine dello Champagne si trovano a Épernay
e a Reims.
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Lo
champagne è uno dei pochi vini ai quali sia stato attribuito un
inventore, l'abate benedettino Dom
Pérignon, anche se esistono varie versioni sulla sua origine.
I vini
della regione della Champagne erano conosciuti fin dal medioevo;
venivano prodotti principalmente dai monaci delle numerose abbazie
presenti nella regione, che lo usavano come vino da messa.
Ma anche i
regnanti francesi apprezzavano molto questi vini, fini e leggeri, tanto
da offrirli in segno di omaggio agli altri regnanti europei. Si trattava
però principalmente di vini fermi, quindi senza spuma, e rossi.
Le
guerre ed i saccheggi che nel 1600
devastarono la regione, causarono la distruzione e l'abbandono delle
abbazie e dei conventi, e quindi il decadimento delle annesse vigne.
Intorno
al 1670
Pierre Pérignon, giovane frate benedettino, giunse all'abbazia d'Hautvillers,
vicino Épernay, con
l'incarico di tesoriere; egli trovò il convento, e le vigne, in uno
stato di totale abbandono, e si adoperò per rimetterle in sesto.
Il suo
lavoro fu indirizzato principalmente alla produzione del vino; da
perfezionista qual era, si applicò alla selezione delle uve migliori
(la sua scelta cadde sul pinot
noir), al privilegiare i terreni più vocati alla produzione, ad
affinare le tecniche del taglio dei vini (assemblaggio di uve dello
stesso tipo provenienti da zone diverse), ed a preferire una spremitura
dolce per ottenere un mosto chiaro anche se da uve a bacca nera (tutte
tecniche caratteristiche ancora oggi della produzione dello champagne).
Rimane il
dubbio sulla genesi della trasformazione del vino fermo in vino
spumante.
Una
versione afferma che lo champagne sia nato casualmente per errore
durante il processo di vinificazione di alcuni vini bianchi; tale errore
avrebbe causato lo scoppio di alcune bottiglie poste ad affinare in
cantina, e quindi portato alla scoperta da parte dell'abate della
"presa di spuma". Un'altra versione afferma che l'abate, per
rendere più gradevole il vino prodotto, vi aggiungesse in primavera dei
fiori di pesco e dello zucchero, tappando successivamente la bottiglia
con tappi di legno di forma tronco-conica; allo stappare della bottiglia
si produceva della spuma.
Un'ulteriore versione afferma che i viticultori
che usavano vinificare le uve di pinot si fossero resi conto che il vino
ottenuto invecchiava male nelle botti, per cui decisero di
imbottigliarlo subito dopo la fermentazione; nelle bottiglie questo vino
conservava efficacemente gli aromi, ma aveva il difetto di diventare
naturalmente spumante, il che comportava lo scoppio di molte bottiglie.
Quale
che sia la versione, l'abate arrivò alla conclusione che la spuma fosse
dovuta ad una rifermentazione (dovuta o ad errori nella vinificazione, o
all'aggiunta di lieviti - contenuti nei fiori di pesco - e di zucchero)
del vino, con conseguente produzione di anidride carbonica. A questo
punto, resosi conto della gradevolezza del vino "spumante",
decise di perfezionarne la produzione.
Messe da parte le versioni più o
meno romanzate, i veri grandi meriti di Dom Pérignon nell'evoluzione
della tecnica di produzione dello champagne furono quelli di definire il
vitigno più adatto (il pinot noir), di applicare metodicamente la
tecnica dell'assemblaggio, e di sostituire i tappi di legno a forma
tronco-conica usati fino ad allora con tappi di sughero, ancorati al
collo della bottiglia per mezzo di una gabbietta metallica.
Da quel
momento in poi anche altri proprietari di vigne della zona iniziarono a
produrre il vino seguendo le indicazioni dell'abate, ed i nuovi
produttori contribuirono all'affinamento ed al miglioramento della
tecnica di produzione dello champagne.
Ad esempio il problema della
formazione di un deposito nelle bottiglie durante la permanenza in
cantina per la seconda fermentazione (la cosiddetta feccia) fu risolto
dai tecnici dell'azienda di Barbe Nicole Ponsardin, vedova Clicquot (la
famosa "Veuve Clicquot").
La crescita della
popolarità dello champagne ha portato alla nascita di aneddoti e
leggende difficilmente verificabili, quali il fatto che Dom Pérignon
fosse un esperto assaggiatore di vini (in realtà egli era astemio ma,
essendo anche vegetariano, era un eccellente assaggiatore di uve), la
confessione in punto di morte da parte di Dom Pérignon della ricetta
segreta dello champagne (non di ricetta si trattava, ma soltanto
dell'indicazione di aggiungere al vino zucchero e miscela di liquori),
il fatto che la forma del bicchiere a coppa in cui veniva servito fosse
stata modellata sulla forma - considerata perfetta - del seno di Madame
de Pompadour, ed altre ancora.
Rimane il fatto che lo champagne è un
vino la cui notorietà è diffusa in tutto il mondo, ed il cui uso ha
assunto valenza simbolica in varie situazioni (basti pensare al varo
delle navi, alle premiazioni delle gare automobilistiche e ciclistiche
ed in generale a tutte le celebrazioni di eventi particolarmente
importanti).
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